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Mario Barbuto: UIC e Disabil@bile 2015

Mario Barbuto: UIC e Disabil@bile 2015

Stabilire un dialogo continuativo con le istituzioni per favorire efficienza e selettività dell’impegno finanziario, alla ricerca di soluzioni rispettose delle prerogative personali e di categoria della propria disabilità: secondo Mario Barbuto, presidente dell’UIC (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), è questa la strada da perseguire per realizzare un modello efficiente per l’empowerment della persona disabile.

Disabil@bile 2015 vuole essere un’occasione di riflessione e di discussione. Cosa ha spinto l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, di cui lei è presidente, a partecipare alla manifestazione come promotrice nonché patrocinio? 

«Ogni luogo dove si trattano tematiche inerenti la disabilità rappresenta per noi un luogo privilegiato nel quale far sentire la nostra voce e portare la nostra testimonianza. Nel caso di Disabil@bile, poi, data la platea e le partecipazioni scientifiche, tecniche e istituzionali, l’occasione ci è parsa troppo importante per restarne assenti. Onore al merito degli organizzatori!»

Quale obiettivo intende realizzare l’UIC attraverso Disabil@bile 2015?

«Portare all’attenzione dei tecnici e delle istituzioni le problematiche di inclusione che riguardano i ciechi e gli ipovedenti italiani, alla ricerca di sinergie e azioni comuni che contribuiscano in concreto a migliorarne le condizioni di esistenza, a favorirne la formazione, a promuoverne l’inserimento nel mondo del lavoro.»

Quanto è stato fatto e quanto, in verità, bisogna ancora fare dal punto di vista istituzionale, sanitario e assistenziale, grazie anche all’ausilio delle nuove tecnologie, affinché possa attuarsi un efficiente piano continuativo per l’empowerment e l’inclusione sociale della persona disabile?

«E ‘ stato fatto tanto, ma molto occorre ancora fare, naturalmente. La nostra Unione esiste da novantacinque anni ed è riuscita ad offrire alla maggior parte di loro una prospettiva di istruzione, di formazione professionale, di inclusione lavorativa, proponendo una possibilità di vita indipendente, da cittadini uguali agli altri cittadini, sia pure partendo da condizioni di enorme svantaggio dovute alla cecità.

«Oggi con le istituzioni occorre stabilire un dialogo continuativo per favorire efficienza e selettività dell’impegno finanziario, alla ricerca di soluzioni rispettose delle prerogative personali e di categoria della propria disabilità. Alle istituzioni dunque chiediamo innanzitutto attenzione e interlocuzione, per trovare tutti insieme le strade nuove che ci sono oggi imposte dall’evoluzione tecnologica e sociale alla quale assistiamo nel ventunesimo secolo.»

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